|
|
|
| SPECIAL ISSUE |
|
|
| Se si confonde Via Sant'Andrea delle Fratte con Victoria Street: breve analisi della segreteria Veltroni |
|
| [ Italica ] - La sconfitta elettorale sarda è stata l’ultima goccia. Il Partito Democratico a guida Walter Veltroni non ha potuto reggere davanti al crollo dei consensi sull’isola. Calo dell’affluenza, tracollo dei voti per il Partito Democratico passato dal 36,2% delle elezioni politiche dell’aprile 2008 ad un deprimente 24,4% nemmeno un anno dopo. Il segretario ha così deciso di lasciare. Ha lasciato alle porte delle elezioni europee, che nonostante la progettata stretta della legge elettorale, potrebbero rivelarsi un colpo mortale. Ripercorrere gli errori politici della segreteria Veltroni non è cosa da poco. Una segreteria vissuta in buona fede. Un malinteso di fondo ha però rotto gli ingranaggi di ogni successiva dialettica. L’aver confuso Roma con Londra. Walter Veltroni ha deciso di giocare all’inglese e all’americana (un anglosassone senza l’accento). Ha fatto una campagna elettorale senza mai pronunciare il nome dell’avversario (qui più che i politologi ha ascoltato i generosi consigli del centro-destra italiano), ha speso tempo e denaro in un’inutile carovana in ogni provincia italiana, anche in Toscana, Emilia-Romagna e in tutte quelle altre regioni e province rosse dove il voto era già assicurato (come quando i repubblicani fanno campagna elettorale in Texas: o si sbagliano o sono davvero disperati) ed ha perso le elezioni. Le ha perse, diciamolo, non malissimo. Il dato nazionale, il 33,2% non è un dato cattivo di per sé. Naturalmente non è sufficiente per una logica maggioritaria, ma non è una tragedia, anzi. Il problema però è venuto dopo. Ovvero nell’interpretazione di quel dato. Una lettura che naturalmente è stata fatta, ma senza poi attuare le contromisure. Mi spiego. L’annichilimento dei partiti di sinistra significava soltanto due cose: molti comunisti, ambientalisti, socialisti non sono andati a votare, molti altri, pur di non vedere Silvio Berlusconi tornare a Palazzo Chigi, hanno dato il proprio voto al PD. Una legge elettorale però non muta la mentalità di un paese, meno che mai se questo paese si chiama Italia. Il PD ha continuato sulla sua linea britannica, ha creato uno “shadow cabinet”, ha provato ad avviare un dialogo con la maggioranza. Tutto bello. Ma dimenticando chi lo ha votato. Il PD non ha avuto voti dal centro. Gran parte dei suoi consensi li ha presi da anti-berlusconiani puri. Ecco dunque che la crescita dell’unico alleato-non-inglobato, Antonio Di Pietro, è la chiarissima prova del nove. Veltroni viaggiava su un binario sbagliato, in una direzione contraria. Aveva sbagliato nei presupposti e nelle conseguenze. Da un punto di vista istituzionale Veltroni ha solo meriti. Da un’altra prospettiva emergono però, crudelmente palesi, i gravi errori politici dell’ex-sindaco di Roma. [ 30 marzo 2009 – Matteo Miele - Italica news from Italy and San Marino] |
|
|
|
|
ART EXHIBITIONS
|
|
|
|
ART GALLERIES
|
|
|
|